Sarà colpa di quell'inceneritore di Acerra mai partito o degli impianti di selezione che sono stati capaci di produrre solo montagne di ecoballe inservibili, ma è certo che un ruolo chiave nel dramma dell'invasione dell'immondizia per le strade di Napoli spetti anche all'azienda pubblica dei rifiuti.
Che poi si chiami Asìa (acronimo di azienda servizi di igiene ambientale) non deve trarre in inganno. Quel nome soffuso nasconde una realtà di gestione aziendale pubblica tra le più paradossali. Tra le aziende che si occupano di rifiuti delle più grandi città italiane, Asia ha il primato dell'aumento dei ricavi, che poi corrispondono semplicemente alla tariffa pagata dai cittadini, più consistente.
Dal 2003 al 2006, secondo l'ufficio studi di Mediobanca per conto di Civicum, i fondi girati dal Comune di Napoli (azionista al 100%) sono aumentati del 40%, passando da 117 milioni del 2003 a 163 milioni del 2006. Tanto per dare un'idea a Torino l'incremento, nello stesso arco di tempo, è stato del 18%, a Bologna del 21% mentre a Milano è stato addirittura negativo. Il dato fa ancora più effetto tradotto in euro per abitante. I napoletani hanno visto la tariffa rifiuti salire da 116 euro in media del 2003 ai 156 del 2006. Un torinese pagava in media nel 2006 140 euro, un milanese 139, un triestino 124.
I napoletani pagano più di altri il servizio di raccolta ma le strade restano invase dall'immondizia. Con quei soldi in più le altre aziende pubbliche non solo puliscono le strade ma si fanno carico della raccolta differenziata. A Napoli come è noto le cose non sono mai andate così. Se a Trieste, così come a Torino o Brescia, dove pur i cittadini pagano meno dei napoletani il servizio, il tasso di raccolta differenziata è da anni ben sopra il 33%, nel capoluogo campano si supera a malapena il 10 per cento. Bel risultato conseguito in questi anni dai dirigenti e dai 2.100 netturbini stipendiati da Asia.
Solo per il costo del lavoro, sempre secondo l'analisi dell'Ufficio studi di Mediobanca, vengono drenati dal bilancio di Asia ben 75 milioni, il 45% del totale dei corrispettivi erogati all'azienda dal Comune. Altri 90 milioni sono soli i costi del servizio. E così l'azienda va in perdite già a livello operativo. Nel 2004 e 2005 il rosso finale e cumulato di bilancio è stato di 15 milioni. Nel 2006 il buco ha raggiunto i 29 milioni e rotti.
Tre anni culminati con l'immondizia ovunque in città costati ai cittadini più della media del Paese e con un conto (anch'esso a carico dei cittadini) da pagare, con le future tasse, di ben 45 milioni di perdite. Il sindaco partenopeo Rosa Russo Jervolino ha ribadito di non volersi dimettere. Buon per lei, ma forse un'occhiata alla "sua" azienda dei rifiuti e a come lavora andrebbe dato.
Dal blog di fratm' Fraba